Intelligenza Artificiale: impariamo a lavorarci

L’IA non sostituirà l’umano ma libera energie e creatività.

Un manifesto sull’intelligenza artificiale dovrebbe comprendere le stesse parole d’ordine che riguardano ogni oggetto: il fine non giustifica i mezzi. Inoltre, un manifesto sull’Ia dovrebbe porsi degli obiettivi pragmatici. Per esempio, dovrebbe dare indicazioni riguardo ai diritti delle macchine e ai loro doveri, che riguardano le persone. Inoltre, dovrebbe definire con precisione i confini dell’Ia». Questo testo è stato generato da una intelligenza artificiale, GPT-3, alla quale gli autori hanno chiesto cosa dovrebbe contenere un manifesto sull’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale (Ai in inglese, Ia in italiano) è la tecnologia del momento. Non c’è articolo giornalistico che non menzioni i suoi progressi, o piuttosto che non evidenzi le nostre crescenti paure di esserne spodestati.

  • Prima di valutarne le conseguenze è il caso di introdurre alcune definizioni. L’intelligenza artificiale è una disciplina che descrive come poter rendere le macchine capaci di eseguire compiti tipici dell’intelligenza umana.
  • Gli ingredienti di base dell’intelligenza artificiale sono gli stessi di tutte le applicazioni informatiche: i dati, i computer e gli algoritmi, che insieme formano un sistema.
  • Dobbiamo affermare con forza che l’intelligenza artificiale non ci sostituirà, né ci emarginerà.
  • L’intelligenza artificiale non può fare tutto e non deve far paura.
  • L’intelligenza artificiale supporta l’essere umano in due direzioni: fare cose che potremmo già fare, ma ora possiamo fare meglio e fare cose nuove, che non si potevano fare prima.

Noi italiani, per salvare la cultura umanistica e diffonderla, dobbiamo da una parte recuperare il terreno perso sul fronte delle competenze informatiche diffuse, dall’altra far leva sulle nostre peculiarità derivanti dalla nostra storia, dalla capacità di far emergere il bello, dall’empatia, dalla facoltà di giudizio.